1. Credo che la vita consacrata – come scriveva von Balthasar – sarà il motore del rinnovamento della Chiesa come lo è sempre stato nella storia. Il «nuovo» viene solo dalla Parola, e contagia per primi coloro che la scelgono come unica gioia della loro esistenza. Anche se il futuro prossimo non sarà radioso non importa: la Parola fa schiudere i boccioli anche di notte.
  2. Credo che la vita consacrata maschile debba smettere di nascondersi dietro l’alibi del ministero ordinato e porsi domande un po’ più radicali. Confrontarsi tra consacrati e consacrate è urgentissimo. Per farlo anche in Italia si potrebbe mettere il punto alla (forse) anacronistica e dispendiosa esistenza di due conferenze distinte, CISM e USMI.
  3. Mi piace credere che noi consacrati impareremo a non ideologizzare i fondatori (come abbiamo fatto fino ad oggi), ma a percepirli come un aiuto per vivere il Vangelo, suprema e comune regola. Credo per questo che possiamo iniziare seriamente a costruire comunità inter-congregazionali, lasciando da parte il super-io dell’istituto gonfiato dall’istinto di sopravvivenza. Quando lo faremo la ricchezza che portiamo in tasca ci travolgerà, lasciandoci pieni di stupore.
  4. Credo che la vita consacrata (insieme al martirio) sia ancora il modo migliore per non trasformare l’esistenza cristiana in una caricatura o in una questione teologica. Credo veramente che l’obbedienza mi liberi dai falsi idoli e dai potenti di cartapesta, la povertà dall’ansia di prestazioni e dal pensare di essere eterno, la castità dall’angoscia di piacere per forza a tutti e dal vittimismo di chi non si sente amato da nessuno.
  5. Credo che la vita consacrata debba e possa tornare ad essere la pulce nell’orecchio della comunità cristiana, il grillo parlante che ricorda che l’unica ricchezza del cristianesimo è Gesù Cristo; e che il Regno è qualcosa di piccolo, come l’arbusto di senape che cresce nel giardino di casa, così diverso dal cedro piantato negli spazi anonimi.
  6. Infine credo, anacronisticamente, che si può essere consacrati semplicemente per andare in Paradiso (che parola scandalosa!)… e andarci insieme a tanta altra gente. Se il consacrato è colui che sceglie di sprecare l’oggi con un Re che lo ama, perché non dovrebbe desiderare di accovacciarsi ai suoi piedi per l’eternità? Questo è forse lo scandalo grande, e – proprio per questo – il più necessario. Accogliamo la follia di Gesù; facciamolo per la Chiesa e per il mondo. Chi non si scandalizza di lui gusta la beatitudine di diventare suo fratello, sorella e madre.

Accogliamo la follia di Gesù; facciamolo per la Chiesa e per il mondo. Chi non si scandalizza di lui gusta la beatitudine di diventare suo fratello, sorella e madre. Rompiamo un po’ l’etichetta, accantoniamo i fronzoli, l’istinto di sopravvivenza, i complimenti falsi, le manie di grandezza, l’orfanezza di chi si sente sempre minacciato. La nostra vita è già da ora più consacrata di quanto possiamo immaginare! Concludo con un piccolo stralcio di dialogo preso ancora dal romanzo di L. Carroll: «Ma io non voglio andare fra i matti», osservò Alice. «Be’, non hai altra scelta», disse il Gatto «Qui siamo tutti matti. Io sono matto. Tu sei matta». «Come lo sai che sono matta?» disse Alice. «Per forza» –  rispose il Gatto  – «altrimenti non saresti venuta qui».