- Credo che la vita consacrata – come scriveva von Balthasar – sarà il motore del rinnovamento della Chiesa come lo è sempre stato nella storia. Il «nuovo» viene solo dalla Parola, e contagia per primi coloro che la scelgono come unica gioia della loro esistenza. Anche se il futuro prossimo non sarà radioso non importa: la Parola fa schiudere i boccioli anche di notte.
- Credo che la vita consacrata maschile debba smettere di nascondersi dietro l’alibi del ministero ordinato e porsi domande un po’ più radicali. Confrontarsi tra consacrati e consacrate è urgentissimo. Per farlo anche in Italia si potrebbe mettere il punto alla (forse) anacronistica e dispendiosa esistenza di due conferenze distinte, CISM e USMI.
- Mi piace credere che noi consacrati impareremo a non ideologizzare i fondatori (come abbiamo fatto fino ad oggi), ma a percepirli come un aiuto per vivere il Vangelo, suprema e comune regola. Credo per questo che possiamo iniziare seriamente a costruire comunità inter-congregazionali, lasciando da parte il super-io dell’istituto gonfiato dall’istinto di sopravvivenza. Quando lo faremo la ricchezza che portiamo in tasca ci travolgerà, lasciandoci pieni di stupore.
- Credo che la vita consacrata (insieme al martirio) sia ancora il modo migliore per non trasformare l’esistenza cristiana in una caricatura o in una questione teologica. Credo veramente che l’obbedienza mi liberi dai falsi idoli e dai potenti di cartapesta, la povertà dall’ansia di prestazioni e dal pensare di essere eterno, la castità dall’angoscia di piacere per forza a tutti e dal vittimismo di chi non si sente amato da nessuno.
- Credo che la vita consacrata debba e possa tornare ad essere la pulce nell’orecchio della comunità cristiana, il grillo parlante che ricorda che l’unica ricchezza del cristianesimo è Gesù Cristo; e che il Regno è qualcosa di piccolo, come l’arbusto di senape che cresce nel giardino di casa, così diverso dal cedro piantato negli spazi anonimi.
- Infine credo, anacronisticamente, che si può essere consacrati semplicemente per andare in Paradiso (che parola scandalosa!)… e andarci insieme a tanta altra gente. Se il consacrato è colui che sceglie di sprecare l’oggi con un Re che lo ama, perché non dovrebbe desiderare di accovacciarsi ai suoi piedi per l’eternità? Questo è forse lo scandalo grande, e – proprio per questo – il più necessario. Accogliamo la follia di Gesù; facciamolo per la Chiesa e per il mondo. Chi non si scandalizza di lui gusta la beatitudine di diventare suo fratello, sorella e madre.
Accogliamo la follia di Gesù; facciamolo per la Chiesa e per il mondo. Chi non si scandalizza di lui gusta la beatitudine di diventare suo fratello, sorella e madre. Rompiamo un po’ l’etichetta, accantoniamo i fronzoli, l’istinto di sopravvivenza, i complimenti falsi, le manie di grandezza, l’orfanezza di chi si sente sempre minacciato. La nostra vita è già da ora più consacrata di quanto possiamo immaginare! Concludo con un piccolo stralcio di dialogo preso ancora dal romanzo di L. Carroll: «Ma io non voglio andare fra i matti», osservò Alice. «Be’, non hai altra scelta», disse il Gatto «Qui siamo tutti matti. Io sono matto. Tu sei matta». «Come lo sai che sono matta?» disse Alice. «Per forza» – rispose il Gatto – «altrimenti non saresti venuta qui».
