Un piccolo libretto di una sessantina di pagine scivola fuori da una pila di libri dimenticati. Il titolo, «Pensieri sulla “nuova evangelizzazione”», mi attira. Non ricordavo di averlo: ha ancora il prezzo in lire, è del 1996, non ero nemmeno entrato in seminario, e non presenta alcun segno di lettura sulle pagine. Intonso.
L’autore è Umberto Neri, sacerdote della Piccola famiglia dell’Annunciata, quella fondata da don Giuseppe Dossetti. La frase in quarta di copertina mi inchioda:
“Non è vero che il vangelo “cresce” e si modifica nel corso della storia: è piuttosto la storia che, confrontandosi con il vangelo, ne è modificata”.
Una frase luminosa e tagliente. Sintetica come una frustata. Apro il libro e mi accorgo che anche le pagine interne mantengono sempre un ritmo come ribattuto, una sorta di tamburo, sembra il colpo di un martello su chiodi chiamati a sostenere l’impalcatura di un pensiero. Umberto Neri procede per punti, quasi un elenco, come a non voler lasciar spazio a troppe sfumature. Come se non ci fosse più tempo.
Quello che serve per una nuova evangelizzazione è questo: punto. Ogni affermazione è radicata nella Scrittura, nei Padri, nella Tradizione. Leggo e sento che piacerebbe anche a me riuscire a scrivere un testo con questo ritmo. Comprendo che non è questione di stile ma di parresia, di fede. E di tempo.
Cerco on line la storia dell’autore, scopro che è morto nel 1997. Rileggo questi Pensieri e mi appaiono come una specie di testamento. L’essenziale. Prima di morire.
Alla lettura restano in me tante provocazioni, desideri di approfondimenti ma, soprattutto, il ritmo. Una musica, quel battito continuo di cui parlavo.
Tum. Tum. Tum.
Il ritmo del Vangelo che non cresce e non si modifica nel corso della storia, che non è chiamato a cambiare o aggiornarsi per diventare più convincente, più seduttivo. Una frase che, in apparenza, condividiamo in tanti, ma che poi rischiamo di tradire con prassi pastorali ammiccanti, lasciandoci fagocitare da linguaggi contemporanei che finiscono per avvilire la forza scandalosa della Parola.
Anzi no, la Parola non si modifica, lei batte e ribatte al ritmo del cuore pulsante di Dio. Ad avvilirci siamo noi, che rischiamo di dissolvere la nostra fede per eccesso di diluzione.
La Città è alta quando si lascia modificare dal confronto con la Parola. Questo pensiero mi consola. Il futuro mi fa molto meno paura.
E di colpo mi fermo e provo a guardare al mio passato, a quanto il Vangelo mi abbia cambiato, a quanto ci sia ancora da cambiare. Punto per punto.