Alessandro Preziosi: «Sant’Agostino mi ha avvicinato alla fede»

L’attore ha interpretato in tv e a teatro il vescovo di Ippona autore delle “Confessioni”. «Lui è il santo della ricerca del senso della vita. Le sue parole», racconta, «mi accompagnano da quando ero ragazzo e anche oggi mi donano serenità»

Le Confessioni di sant’Agostino sono il pretesto per altre confessioni. Quelle di Alessandro Preziosi, in particolare. L’attore, 53 anni, è colui che porta in giro nei teatri italiani un recital in cui dà corpo e voce a un Agostino immerso nei suoi pensieri più intimi: è a lui, in silenzio dall’altra parte del telefono, che chiedo di dirmi come ha conosciuto il santo di Ippona. «Tutto è iniziato con un invito di vent’anni fa all’Università Cattolica di Milano da parte del professor Salvatore Natoli», racconta il protagonista. «Nell’aula magna piena di studenti c’eravamo io e Gérard Depardieu. Lui leggeva in francese e io in italiano. Condividere i testi di sant’Agostino in quel contesto mi aveva affascinato. A fine giornata il prof mi dice, che grazie alla mia interpretazione, aveva conosciuto un punto di vista nuovo. Lui era stupito, lo ero anche io. Mi sentivo così lontano da quel mondo, mai avrei pensato che invece sarebbe iniziato per me un bel viaggio».

Una carriera con il santo

Da allora, infatti, sant’Agostino ha chiamato l’attore altre volte e la sua carriera è diventata una testimonianza costante di questo rapporto: nel 2010 Preziosi è protagonista di una fiction internazionale diretta da Christian Duguay dedicata alla vita del santo, in cui lui interpreta Agostino da giovane (il santo da anziano è affidato a Franco Nero). Dopo un anno viene coinvolto per portare a teatro l’adattamento delle Confessioni, curato da Tommaso Mattei e con gli accompagnamenti di musica elettronica di Packy De Maio. Il lavoro teatrale – da poco tornato in scena al teatro Franco Parenti di Milano e ora in cartellone ad Ascoli Piceno il 20 giugno nella chiesa Sant’Agostino – è un viaggio tra memoria e futuro, fino all’epifania della conversione personale.

«Erano cinque anni che non portavamo questo recital sui palchi», dice Preziosi. «Quando ce lo chiedono, io e Tommaso andiamo. Ogni volta che succede non posso non ricordarmi quanto mi affascinò studiarlo al liceo. I suoi precetti erano indimenticabili e in quegli anni, sono stati la mia guida. “Ama e fa ciò che vuoi”. Oppure: “Non esistono uomini perfetti ma intenzioni perfette”. Li leggevo e li rileggevo. Poi sono cresciuto e a furia di studiarlo per lavoro posso dire di essere diventato amico del santo. È grazie a lui se mi sono avvicinato in modo spontaneo alla pratica dei sacramenti. Io non ho mai avuto il dubbio se credere o non credere, sono sempre stato cattolico. Ho cercato di restare però vicino al mondo della fede leggendo i suoi testi anche ora che potrei averne meno bisogno. Vedo che in genere solo chi si ammala o diventa anziano si ferma a riflettere sul senso della preghiera: ecco, io lo faccio da anni invece. Non vado a Messa sempre ma ci vado con gioia e la mia chiesa è Santa Maria del Popolo a Roma, retta proprio dai frati Agostiniani, confratelli di papa Leone XIV», aggiunge l’attore che ancora non ha avuto modo di conoscere il Papa agostiniano. «Alcuni suoi conoscenti però mi hanno assicurato che è una persona affabile e alla mano».

Mai senza Dio

Quanto al suo rapporto con Dio, e al dolore che ci avvicina o ci allontana da lui, Preziosi ha le idee chiare: «Io credo che faccia parte fisiologicamente della vita. Sant’Agostino diceva “rincorrendo questa voce io ti raggiungerò, e tu non celarmi il tuo volto. Che io muoia per non morire, per vederlo”. Ecco, la fede mi aiuta sempre a vedere la parte più complessa e anche oscura della vita. È una grazia, un dono, e io la coltivo praticando senza sosta la mia spiritualità», aggiunge Preziosi che scandisce concetti, fa pause e poi ritorna sulle sue parole.

«La fede per me è “continenza”, ovvero la capacità di contenersi, cioè tenersi lontani dall’idea che noi possiamo fare tutto da soli e senza Dio. Prego? Certo, in genere lo faccio ascoltando gli altri, piuttosto che chiedendo qualcosa al cielo». Cosa ha imparato da sant’Agostino? «Mi ha insegnato qualcosa che ho vissuto, ovvero la distensione, proprio come la chiamava lui la “distensio animi”, la celebre definizione del tempo elaborata nel libro XI delle Confessioni». Il recital si articola infatti in dodici azioni sceniche cadenzate secondo le celebri categorie temporali espresse da Agostino. I tempi sono tre, diceva. «Presente del passato, presente del presente, presente del futuro. Questi tre tempi sono nella mia anima e non li vedo altrove», chiarisce l’attore. «Il presente del passato, che è la memoria; il presente del presente, che è la visione; il presente del futuro, che è l’attesa».

Cercare Dio negli altri

Questa struttura diventa la spina dorsale della messa in scena, scandendo le tappe del viaggio interiore di Agostino tra inquietudini e ricerca di senso: la memoria, con l’infanzia e la giovinezza dissoluta; la visione, con la crisi e il confronto con la verità; l’attesa, con il desiderio di una vita trasformata. «Il senso della sua opera è che per cogliere la vera natura del tempo occorre scrutarsi nell’interiorità. Per Agostino, infatti, non è una dimensione oggettiva».

«Con gli anniche passano», aggiunge Preziosi, «anche io mi sono reso conto che le persone sono l’incarnazione di un tempo eterno proprio perché ho imparato a guardarle in modo diverso e a rintracciare in loro i segni della connessione con la creazione originaria di Dio. Quando ascolto gli altri, cerco in tutti i modi di entrare in contatto con la loro spiritualità ed è in quel preciso momento che so di entrare in contatto anche con l’eternità del tempo: è in quel momento, in sostanza, che sento di essere alla ricerca di Dio», spiega l’attore, concentrato a render ciò che, sul palco, affida alla voce che insegue i moti dell’animo.

«Cosa dice del resto il Vangelo secondo Matteo? “Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”. Ecco: quando io sono con gli altri, ovvero davanti alla platea, o in giro in mezzo alla gente, cerco lì questa dimensione che per Agostino è stata la fine dell’angoscia e l’inizio di una nuova pace dell’anima. E queste parole del Vangelo sono la mia fonte di pace».