«Il mio pensiero va al santo Nerses il Grazioso, che può essere considerato il pioniere dell’ecumenismo»: così Leone XIV ieri, 18 maggio, in occasione della visita di Sua Santità Aram I, Catholicos di Cilicia, ha descritto Nerses Shnorhali (1102-1173) annunciandone l’inserimento nel Martirologio Romano. Un fatto, quest’ultimo, definito dal Papa «un ulteriore esempio di quell’“ecumenismo dei santi” che già unisce le nostre Chiese».

Catholicos di Armenia dal 1166 al 1173 — riferisce sul proprio sito il Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani — è riconosciuto e venerato dalla tradizione armena come uno dei suoi più grandi santi. Ricordato come pastore, teologo, poeta, compositore di inni, nonché come precursore dell’ecumenismo moderno, ricevette il titolo di “Shnorhali” dai suoi contemporanei per il carattere irenico dei suoi scritti. Durante il suo ministero come vescovo e catholicos, si adoperò per la riconciliazione tra le Chiese, specialmente tra la Chiesa armena e la Chiesa ortodossa bizantina. I suoi inni fanno parte della liturgia armena, sia apostolica sia cattolica, e numerose chiese sono dedicate a lui.

Sulla scia di san Gregorio di Narek, dei 21 martiri copti di Libia e di san Isacco di Ninive, l’inclusione di san Nerses il Grazioso nel Martirologio Romano dimostra — scrive il Dicastero — che la santità non si è fermata con le separazioni e che esiste al di là dei confini confessionali.

Come ha dichiarato il Concilio Vaticano II, «riconoscere le ricchezze di Cristo e le opere virtuose nella vita degli altri, i quali rendono testimonianza a Cristo talora sino all’effusione del sangue, è cosa giusta e salutare» (Unitatis redintegratio, 4). San Giovanni Paolo II, da parte sua, ha dichiarato che «la communio sanctorum parla con voce più alta dei fattori di divisione» (Tertio millennio adveniente, 37) e che «in una visione teocentrica, noi cristiani abbiamo già un martirologio comune» (Ut unum sint, 84).

Il recente Sinodo sulla sinodalità ha ricordato che «l’esempio dei santi e testimoni della fede di altre Chiese e Comunioni cristiane è un dono che possiamo ricevere, inserendo la loro memoria nel nostro calendario liturgico» (Documento finale, 122). Da qui l’augurio del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani che l’inserimento nel Martirologio Romano di Nerses Shnorhali, «testimone del prezioso patrimonio spirituale della tradizione armena, contribuirà alla riscoperta del suo insegnamento e all’unità di tutti i discepoli di Cristo».

Anche Aram I, nel suo discorso davanti al Papa, ha evidenziato il forte rapporto di collaborazione fra la Chiesa apostolica armena e la Chiesa cattolica nonché «i comuni sforzi ecumenici». E l’incontro di ieri, ha spiegato, «ci aiuterà a riaffermare il nostro comune impegno a proseguire sulla via dell’unità visibile della Chiesa».