Salmo 89 si rivolge a Dio con una preghiera “Ritorna, Signore: fino a quando dovrò aspettarti?” Un’invocazione che ci ricorda che la vita è attesa. Un sequenza di giorni che hanno un inizio e una fine. Pertanto per l’uomo è saggio ricordarsi che i suoi giorni sono numerabili, iniziano e finiscono. Ci invita viverli in modo consapevole, a dare valore al tempo che ci è concesso e a usarlo per cercare la saggezza, quella che vede oltre.
Una saggezza che è un bene infinitamente più prezioso di ogni potere mondano, come ci insegna il brano del libro della Sapienza. Chi la sceglie, sceglie la vera ricchezza e la vera felicità.
Il vangelo di Marco ci offre un insegnamento pratico. Ci racconta di un ragazzo sicuramente bravo ma dimentico che i suoi giorni sono numerabili e, pertanto, non intende renderseli amari? E’ bravo ma non saggio, perché la saggezza, per Gesù, non è soltanto “non peccare”. E’ vivere valori senza tempo, è fedeltà senza riserve, è partecipare al regno di Dio. E un buon regno si avvera quando un regno ha un buon re e quando i suoi sudditi ne condividono i valori.
Marco, pertanto, conclude l’episodio facendo dire a Gesù: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».
Non è facile riuscirci, è dono di Dio. Inoltre dobbiamo ricordarci che per natura siamo dei bravi attori, che sanno mascherarsi con arte. L’autore della lettera agli Ebrei ci pone in guardia proprio da questo, dalla nostra ipocrisia, ci ricorda che con Dio non si può barare. “Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto.” Cioè ci ricorda che le nostre preferenze, confessate o meno, Lui le conosce.
