Il patriarcato non rappresenta la famiglia cristiana: la lezione di Gesù a Vannacci (di Rosanna Virgili)

Il “patriarcato mediterraneo” evocato da Vannacci non coincide con la famiglia cristiana. Dalla Bibbia al Vangelo, la storia racconta piuttosto il passaggio dal potere del padre alla responsabilità della paternità: non dominio, ma cura, servizio e fraternità.

Intende probabilmente la famiglia contadina dell’alto Veneto, del Piemonte di Nuto – della Luna e i falò di Cesare Pavese – o dell’entroterra marchigiano, o quella dei “cafoni” marsicaninarrati da Ignazio Silone, dove essa abbracciava tre o quattro generazioni ed era governata dal nonno o dal bisnonno che teneva la borsa e prendeva le decisioni per tutti. Io che son nata alle pendici dei monti Sibillini posso dire che quello era un tipo di famiglia già sparito – a livello socio-economico oltre che culturale – negli anni Sessanta, ed allora oggi mi chiedo: le leggi si fanno per migliorare la realtà esistente o per imporne un’altra?

Quella era una famiglia dove restavano celibi e nubili diversi componenti perché i beni materiali – i terreni, i pascoli, il bestiame – non potevano essere ripartiti per troppe nuove bocche da sfamare, nel caso in cui tutti si potessero sposare. Un modello familiare che – tanto per fare un esempio – in Orgosolo, terra di pastori, non esisteva nemmeno tre o quattro generazioni fa, quando, al contrario, vigeva il matriarcato e neppure in tante località della Sicilia dove ad accudire le creature restavano solo le donne, mentre i loro mariti erano all’estero come migranti economici. Intendere, dunque, con “patriarcato mediterraneo” solo un modello vigente in alcune famiglie, comunità e regioni d’Italia sino alla prima metà del Novecento, è troppo impreciso e vago.

L’area mediterranea è, inoltre, molto più vasta di quanto non si estenda lo stivale e molti sono i modelli di famiglia anche tra quelli che Vannacci pensa o appella come “patriarcali”.

Sul Mar Mediterraneo si affacciano – oggi come ieri – Paesi le cui culture hanno radici comuni ma sviluppi ben differenti. Così Vannacci cade in contraddizione: da una parte definisce e circoscrive la civiltà “greca, romana e cristiana” come la “nostra”, dall’altra vagheggia un patriarcato “mediterraneo” che include, invece, anche gli arabi, i mussulmani, i palestinesi, i marocchini, l’antica Africa proconsolare, e sino a Gibilterra, l’isoletta di Ceuta compresa. Delle due una: o si aprono le frontiere a tutti i popoli che si affacciano sul Mediterraneo e ci si unisce su di un modello familiare patriarcale o, al contrario, come pure vorrebbe Vannacci, si fanno “remigrare” quelli che sono irregolari in Italia e non condividono i nostri valori cristiani.

Se, dunque, “il patriarcato mediterraneo va protetto e non criminalizzato” dovremmo considerare “nostri” anche i modelli matrimoniali islamici, poligamia e velo compresi. Quali sarebbero, allora, i “valori” cristiani e greco-romani cui gli immigrati mussulmani dovrebbero acconciarsi rinunciando ai propri? Dev’esserci qualcosa che Vannacci non spiega bene.
Egli imputa, inoltre, alla scomparsa del patriarcato l’aver determinato un aumento della violenza sulle donne. Ed auspica che la legge sul femminicidio venga abolita prima possibile. La violenza sulle donne è allora oggi aumentata forse perché nel patriarcato quella violenza era legittimata ed il femminicidio si chiamava “delitto d’onore” che permetteva – sino al 5 agosto 1981 – di riservare pene ridotte a chi uccideva la moglie od anche la sorella e la figlia, per l’onore della famiglia?!
Vorrei che Vannacci e tutti coloro – uomini e donne – che in Italia sono già od aspirano a governare, conoscessero e, quindi, maturassero rispetto verso l’arduo cammino della nostra civiltà, verso le sue radici e le sue conquiste, che si rendessero consapevoli di quanto impegno, quanto travaglio, quanto coraggio, quanta sapienza sia stata spesa proprio nel bacino del Mediterraneo sin dai tempi “biblici”, per dare un ruolo vitale alla famiglia, per regolare e rendere dignitosi e fecondi i rapporti uomo-donna, moglie-marito, padri, madri e e figli, nonni e nipoti.