Fiamma Satta: «La mia preghiera del cuore è l’Ave Maria». Il racconto della fede e dell’amicizia con Zuppi

Giornalista e scrittrice, Fiamma Satta vive a Roma. Ha 68 anni. Ha iniziato la sua carriera in radio, firmando e conducendo numerosi programmi. Scrive per diversi giornali e conduce un format all’interno del programma Geo.

La scrittrice e giornalista, da oltre trent’anni convive con la sclerosi multipla. Nell’intervista racconta la sua devozione a Maria, l’amicizia con il cardinale Matteo Zuppi, la maternità e la forza della fede nelle prove della vita

«La mia preghiera del cuore è l’Ave Maria, perché c’è tutto, c’è la vita e c’è anche la morte (… e nell’ora della nostra morte…). Ed è rivolta alla Madre per eccellenza: noi tutti siamo in fondo sempre figli di una madre, di Maria, di una madre naturale, e anche della madre Terra. Come non provare gratitudine per questo sguardo di amore grandissimo che ogni madre ha per i suoi figli?». Fiamma Satta è una donna coraggiosa: scrittrice e giornalista romana, voce storica di Radio 2 (per oltre vent’anni è stata autrice e interprete, con Fabio Visca, della serie quotidiana Fabio & Fiamma), nel 1993, a 35 anni, ha avuto una diagnosi terribile: sclerosi multipla. Una malattia degenerativa, che però non ha stroncato la sua passione.

 

Dal 2009, Fiamma firma una rubrica e un blog intitolato Diversamente affabile sulle pagine e sul sito della Gazzetta dello Sport, collabora con riviste d’arte e dal 2019 propone all’interno di Geo (Rai3) la rubrica A spasso con te, nella quale personalità del mondo della cultura e dello spettacolo spingono la sua sedia a rotelle in luoghi a loro cari, raccontandoli e raccontandosi. Una di queste passeggiate, Fiamma l’ha fatta con il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, con cui è nata una solida amicizia.

Un accompagnatore speciale

«L’ho invitato come mio accompagnatore speciale per una delle passeggiate di A spasso con te», racconta la giornalista. «Lui, uno degli uomini più impegnati d’Italia, è stato disponibilissimo. E io l’ho riportato a “casa”, diciamo, perché siamo stati alla basilica romana di Santa Maria in Trastevere, dove don Matteo è stato parroco per 10 anni».

Fiamma racconta che il cardinale, mentre si affacciavano all’interno della storica basilica, luogo simbolo della comunità di Sant’Egidio, l’ha stupita con il suo sguardo attento anche a ciò che è più difficile da scorgere. «È la Chiesa in cui vengo da anni», spiega la giornalista, «eppure, alzando lo sguardo, lui mi ha indicato un particolare del mosaico dell’abside a cui non avevo mai fatto caso: la mano di Gesù che cinge la spalla di Maria, sua Madre. La sta abbracciando. In quel momento, ho avuto come una rivelazione, perché è un gesto di tenerissima umanità che non ti aspetteresti in un mosaico del XIII secolo. Il cardinale mi ha anche spiegato che quel gesto è lì a dirci, nei secoli: “Noi ci vogliamo bene, fatelo anche voi”».

In chiesa, Fiamma Satta e il cardinale Zuppi hanno anche acceso una candela per la pace, perché quel gesto del Figlio di Dio verso sua Madre oggi più che mai sembra inascoltato: «Il cardinale Matteo (come lo chiama lei, ndr.) mi ha ricordato come le guerre continuino a creare l’inferno in terra. Ma ha aggiunto che anche negli inferni si aprono squarci di paradiso, per esempio quando le persone ti vedono, quando si compromettono con te, quando rimangono umane e tu non diventi un nemico solo perché appartieni a un altro popolo».

Chiamati tutti alla gioia

Come il cardinale, anche Fiamma Satta ama molto, nel Vangelo, il miracolo delle nozze di Cana e ricorda: «Mi ha detto che ha una predilezione per quel miracolo perché sembra “inutile”, non serve a guarire nessuno. Ma in questo dono c’è la sovrabbondanza di gioia a cui siamo chiamati tutti. Io amo quel brano anche per la presenza di Maria, attiva accanto a Gesù. È lei, infatti, ad accorgersi della mancanza del vino che io ho sempre inteso come mancanza di condivisione». Del resto, Maria è madre, appunto.

«Anche io ho due figli ormai grandi», aggiunge Fiamma. «E sono fiera di loro. Con mia figlia e il suo compagno, un artista neozelandese, sono appena stata a vedere, dai ponteggi, il restauro del Giudizio Universale nella Cappella Sistina: ho quasi toccato il volto del Cristo Giudice. Un’emozione potente, un incontro con il Divino, l’arte di Michelangelo e la Bellezza».

Un pensiero, però, da madre autentica non abbandona mai la giornalista: «Ho la sclerosi multipla e vivo da molti anni in sedia a rotelle. Oggi, nonostante tutto, sto bene, lavoro, sono accudita, vivo in una casa meravigliosa, ho mille interessi. Ma se le mie condizioni dovessero aggravarsi, e quel poco di autonomia che mi è rimasta dovesse diminuire? Ecco, non vorrei mai essere di peso per i miei figli, gravare su di loro. Farò di tutto per lasciarli liberi di vivere la loro vita».

L’amore lascia andare e non trattiene, come ha detto Gesù a Maria di Magdala, il giorno di Pasqua. «Un’immagine che amo è la Madonna Tempi di Raffaello, conservata nella Pinacoteca di Monaco di Baviera. Da quando l’ho scoperta anni fa in una mostra a Roma, è sul desktop del mio computer e da lì non si sposta. Maria cammina con il figlioletto in braccio. Il piccolo Gesù, un gomitino puntato contro il petto della mamma, sembra stia facendo un capriccio, come un qualsiasi bambino. E lei lo tranquillizza con piccole pacche sul sederino. Un’immagine di assoluta naturalezza e tenera bellezza. È tutto ciò di cui abbiamo bisogno ogni giorno per vivere».