Il Papa: «Il cristianesimo non si rende attraente annacquandone i contenuti e le esigenze»

Nel suo discorso ai partecipanti alla plenaria del Dicastero per l’Evangelizzazione il Pontefice ricorda la «diffusa indifferenza religiosa» dell’Occidente e sottolinea che i giovani non hanno «preclusioni nei confronti del Vangelo; al contrario, molti, quando lo riscoprono, desiderano conoscerlo meglio, perché percepiscono che in esso si nasconde il segreto per essere veramente felici»

 

Il Pontefice ha descritto un contesto segnato da una crescente crisi di senso, soprattutto in Occidente, dove si registra «una diffusa indifferenza religiosa» e una progressiva perdita di rilevanza della fede nella vita quotidiana. In questo scenario, ha osservato, si rischia di delegare tutto alla tecnologia: «Le grandi questioni esistenziali rimangono inevase, mentre dilaga una cultura tecnologica che dovrebbe rispondere ad ogni esigenza».

Ma, ha avvertito il Papa, l’esito non è la pienezza, bensì una nuova forma di vuoto: «Il pericolo sotteso, non sempre percepito nella sua gravità, è che venga a mancare il respiro per quanto vi è di più propriamente umano, cioè la ricerca del senso».

Leone ha poi denunciato gli effetti delle società contemporanee: «Il clima culturale diffuso nelle società ipermediatiche e consumistiche riduce la capacità di apprendere con pazienza e di compiere con fatica un percorso di ricerca personale della verità, con perseveranza e senso critico». In questo contesto, ha aggiunto, «ogni messaggio rischia di essere percepito come un’opinione tra le tante».

Di fronte a questa fragilità culturale e spirituale, il Papa ha invitato a non cedere alla tentazione dell’adattamento: «Non possiamo sottovalutare che, soprattutto nei Paesi dell’Occidente, la crisi della fede, insieme ad altri fattori socio-culturali, ha dato luogo a una diffusa indifferenza religiosa». Per questo, ha insistito, non si può ridurre il Vangelo a una proposta tra le altre.

Il cuore della risposta, secondo Leone XIV, non sta nelle strategie comunicative ma nella testimonianza: «Non è certo annacquando i contenuti e ammorbidendo le esigenze che si può rendere attraente il cristianesimo, ma testimoniando con umiltà e coraggio “la via, la verità e la vita” che ha convertito e santificato tante persone».

Il Papa ha quindi richiamato la necessità di ripartire dall’essenziale, indicando Evangelii gaudium, l’Esortazione apostolica di papa Francesco, come riferimento decisivo: «Invito pertanto anche voi a riprendere Evangelii gaudium nel vostro lavoro a tutti i livelli, per promuovere una missione cristocentrica e kerigmatica».

Particolare attenzione è stata dedicata ai giovani, spesso descritti come lontani dalla fede ma in realtà, secondo il Pontefice, ancora profondamente aperti alla ricerca: «La nuova generazione non ha preclusioni nei confronti del Vangelo; al contrario, molti, quando lo riscoprono, desiderano conoscerlo meglio, perché percepiscono che in esso si nasconde il segreto per essere veramente felici».

Da qui l’invito a una Chiesa capace di accompagnare: «La catechesi non può esaurirsi con la celebrazione del Sacramento, ma deve proseguire offrendo un ambiente nel quale trovino riscontro le attese che hanno portato ad aderire a Cristo e alla sua Chiesa».

Nel finale, Leone XIV ha ribadito la radice spirituale della missione evangelizzatrice, richiamando la necessità di una fede viva e credibile: «Ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento della storia sono uomini che, attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano Dio credibile in questo mondo».