A Roma, nella cornice dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, Davide Prosperi è intervenuto alla presentazione di un volume edito da Cantagalli che raccoglie testi scelti di Joseph Ratzinger Benedetto XVI: «Tra lui e Giussani sintonia profonda»

La presentazione all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede
Quella volta che don Giussani e il cardinale Ratzinger, durante uno di quei confronti riservati che talvolta il fondatore di CL chiedeva all’allora prefetto per la Dottrina della fede, si scambiarono inavvertitamente gli occhiali, e se ne accorsero solo quindici giorni dopo. Anzi, don Giussani non se ne accorse per niente e quando glielo fecero notare, ci scherzò sopra: «Si vede che vediamo le cose allo stesso modo!».

L’episodio, che aveva già citato nel messaggio per la morte di Benedetto XVI, il presidente della Fraternità di CL Davide Prosperi lo racconta, aggiungendo nuovi particolari, a Palazzo Borromeo, sede dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede a Roma, alla presentazione del libro La fede del futuro. Il futuro della Chiesa, edito da Cantagalli, che raccoglie alcuni “testi scelti” dello stesso Joseph Ratzinger Benedetto XVI. L’incontro, affollatissimo, è stato organizzato dalla casa editrice – con l’Unione cristiana imprenditori e dirigenti e la Fondazione vaticana intitolata al Papa tedesco – proprio nel giorno del novantanovesimo anniversario della nascita di Ratzinger. Così di fatto sono state avviate le celebrazioni del centenario che, come preannunciano don Roberto Regoli, presidente della Fondazione, e Pierluca Azzaro, segretario, comprenderà un grande convegno a Roma e incontri, già fissati, in ogni parte del mondo.

«Ratzinger rifiutò sempre, per la Chiesa e per se stesso, ogni etichetta di progressismo o di reazione, non lasciando che fosse il successo mondano il criterio per valutare lo sviluppo ecclesiale; per questo ebbe il coraggio di presagire “una Chiesa che avrà perduto molto. Essa diventerà piccola, dovrà ricominciare tutto da capo”»

«Un gigante con il cuore semplice di un bambino», Ratzinger. Prosperi parla della «sintonia profonda» con don Giussani emersa nella memorabile omelia dell’allora cardinale (che nel giro di poche settimane sarebbe diventato Papa) per i funerali in Duomo, a Milano, del fondatore di CL. Racconta anche di «un rapporto personale di cui ho potuto godere negli ultimi anni della sua vita, per quanto è stato possibile, viste le circostanze di raccoglimento in cui ha vissuto da Papa emerito». Prosperi si sofferma su un inedito proprio di quel periodo (2021) concernente la preghiera, in cui Ratzinger sottolinea che «la Bibbia mostra il passaggio da una concezione ritualistica della religione a una in cui l’offerta a Dio si attua non mediante riti “esterni”, ma dentro la vita stessa della persona, che si conforma alla volontà divina». In questo, Prosperi coglie grande sintonia con il Giussani che «rimarca l’unità tra fede celebrata (culto) e vita ordinaria, affermando che “tutta la vita del cristiano dovrebbe essere una Messa vissuta; la Messa vissuta dovrebbe essere il paradigma, la struttura ideale, ispirativa, la forma di tutte le nostre azioni”». 

Ma la sintonia emerge anche dalla comune impostazione nella temperie storica post sessantottina, che tendeva a ricacciare la Chiesa in una logica politica o di potere. «Ratzinger – ricorda Prosperi – rifiutò sempre, per la Chiesa e per se stesso, ogni etichetta di progressismo o di reazione, non lasciando che fosse il successo mondano il criterio per valutare lo sviluppo ecclesiale; per questo ebbe il coraggio di presagire “una Chiesa che avrà perduto molto. Essa diventerà piccola, dovrà ricominciare tutto da capo”». Similmente Giussani «non si scoraggiò quando, dopo il Sessantotto, metà degli appartenenti alla Gioventù Studentesca di allora se ne andarono: lui non abbassò il tiro per non “perdere” adepti, e in un dialogo con alcuni studenti universitari disse: “Ecco, questo è un momento in cui sarebbe bello essere solo in dodici in tutto il mondo”». La Chiesa come “minoranza creativa”, espressione cara a Ratzinger, era stata evocata anche dal senatore Riccardo Pedrizzi, che aveva aperto i lavori come presidente del comitato tecnico scientifico dell’Ucid.

Ratzinger colse in CL un frutto del Concilio che lui attendeva. Anche monsignor Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, si sofferma su quel periodo evidenziando il valore «profondamente attuale» di Introduzione al Cristianesimo pubblicato in Italia nel 1969. Due parole nella versione originale in tedesco indicano un metodo, per Fisichella: stehen (stare) e verstehen(comprendere), «quel dover stare della Chiesa è un essere fedele al suo tempo storico, in cui è chiamata a dare una risposta di senso agli uomini e alle donne del suo tempo. Ma la Chiesa deve anche comprendere la relazione che intercorre tra fede e ragione, che crea quell’intus legere, quella capacità di intelligenza che consente di dare profondità alla conoscenza stessa». 

Quelle pagine sono attuali perché rappresentano «una verità che non è soggetta ai cambiamenti storici, ma permane come un’acquisizione che è stata fatta attraverso la fatica della conoscenza. La Chiesa», conclude Fisichella, «se vuole essere veramente se stessa, deve essere la Chiesa di Gesù Cristo, non altro. Se desidera ancora una volta dire una parola significativa al mondo di oggi, se la sua presenza deve ancora essere credibile, ha bisogno di fare in modo tale che uomini e donne vivano ancora la dimensione della santità».

«In tempi così travagliati come questi solo la Chiesa è in grado di rimettere al centro umanità e ricerca del bene comune»

L’attualità del pensiero di Ratzinger e della sua testimonianza è stata sottolineata nei saluti iniziali anche dall’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Francesco Di Nitto, perché «in tempi così travagliati come questi solo la Chiesa è in grado di rimettere al centro umanità e ricerca del bene comune». Per Maurizio Gasparri, presidente della Commissione Esteri e Difesa del Senato, «l’insegnamento di Ratzinger indica alla politica la necessità di ristabilire una gerarchia fra i diritti, mettendo al centro la vita da cui tutti gli altri prendono origine». Erano presenti, tra gli altri, il cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio cardinalizio, gli arcivescovi Fortunatus Nwachukwu e Guido Pozzo, il vescovo Edoardo Aldo Cerrato e diversi membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. La moderatrice Maria Antonietta Calabrò ha sottolineato i legami, poco evidenziati, dei due Papi precedenti con l’insegnamento di sant’Agostino. Come un filo rosso che da Ratzinger, passando per Bergoglio, conduce fino a Prevost.