Don Cosimo Schena dell’Istituto Gesù Sacerdote, il prete influencer più famoso (e seguito) d’Italia: «Così porto il Vangelo nel digitale»

Con oltre mezzo milione di follower e un’intensa attività pastorale, il sacerdote pugliese racconta la sua missione tra social, televisione e parrocchia. Il segreto? Restare autentico perché, dice, «non riuscirei mai a mostrarmi in modi che non mi appartengono»

Quando gli chiedo di descriversi senza partire dal suo ruolo di sacerdote, accenna un sorriso: «È difficile perché, in fondo, sono tutto quello che faccio. La parrocchia, i social, i libri, la musica… Tutto fa parte di me. Non lo considero qualcosa di straordinario: tutte queste sfaccettature sono pezzi della mia persona». E, pur vivendo giornate dense e diverse tra loro, il suo modo di guardare alla realtà resta lo stesso: «La vita, per me, è sempre una sorpresa».

Per capire cosa intende, basta guardare al territorio in cui vive il suo ministero: «La mia parrocchia è frequentata da famiglie semplici, lavoratori che si alzano presto, nonni che tengono insieme i legami e ragazzi che cercano il loro posto nel mondo. Ci sono fatiche economiche, familiari, emotive», spiega, «ma anche una bellezza tenace: quella di chi non molla». Ogni giorno, aggiunge, «incontro persone che arrivano con la stanchezza addosso, ma che conservano la capacità di sorridere, di fare un gesto buono, di chiederti: “Don, preghi per me?”».

Negli ultimi anni, la visibilità di don Cosimo Schena è cresciuta al punto da ricevere ogni giorno centinaia, a volte migliaia, di messaggi dall’Europa, dal Sud America, dall’Africa, dall’Australia… Non più solo i fedeli della sua parrocchia, ma una comunità vastissima che gli affida storie, paure e richieste di aiuto. «Per me i follower non sono numeri, sono persone», spiega. «Mi sento addosso una grande responsabilità. È come ascoltare i fedeli che vengono in parrocchia, ma moltiplicato per mille». È anche per questo, aggiunge, che la sua formazione psicologica diventa parte del servizio: «Alcune volte non basta portare la Parola di Dio. Bisogna capire la mente delle persone e accompagnare chi vive momenti difficili».

Vita quotidiana

Al di là del lavoro sui social, però, la sua vita è quella di un parroco di quartiere: la giornata inizia presto, «con la chiesa che si apre e la Messa feriale». Dopo, «il campanello che suona, una persona che chiede “solo cinque minuti”, una visita ai malati, un funerale, un battesimo…». Qualche giorno fa, mi racconta, è entrata in chiesa una persona «solo per stare un attimo in silenzio». Era smarrita, «non sapeva più come parlare con Dio». Non cercava spiegazioni né consigli, «solo qualcuno che restasse lì». Così si sono seduti uno accanto all’altro, in silenzio. «In quell’occasione ho capito ancora una volta dove sono chiamato a essere prete».

A guardarlo nei video che pubblica sui social, don Cosimo appare sempre come un prete dal linguaggio misurato e gentile, quasi raccolto. Dal vivo, però, assicura di essere «molto più allegro» di quanto appaia online: «Quando le persone mi incontrano, mi dicono sempre che questa parte di me non si vede abbastanza». In parte è lo schermo a fare da filtro, in parte è anche una scelta: «I social sono una vetrina e il primo impatto rimane. Io sono consapevole del fatto che la mia immagine colpisce, ma cerco sempre di restare umile. Non riuscirei mai a mostrarmi in modi che non mi appartengono. Voglio che al centro ci sia Cristo, non io». Un concetto che torna più volte durante la nostra conversazione: «Bisogna portare Cristo, non noi stessi. È importante!»

Tra social e televisione

Questa stessa attenzione all’autenticità guida anche il suo modo di comunicare in tv. Da quasi due anni, infatti, il prete influencer è ospite in diversi programmi: opinionista a Storie Italiane, il talk di Rai 1 condotto da Caterina Balivo, inviato nei santuari per I Fatti Vostri, voce settimanale a Dalla parte degli animali. «La televisione richiede un linguaggio diverso rispetto ai social, ma il criterio è lo stesso: mettere al centro il Vangelo». E aggiunge: «All’inizio non era il mio mondo: ho studiato ogni luogo che visitavo e ogni storia che dovevo raccontare. È stato stancante, ma anche un dono, perché mi ha permesso di conoscere posti che altrimenti, probabilmente, non avrei mai visto».

C’è poi il suo rapporto con gli animali, un tratto che lo ha reso molto amato anche sui social. In parrocchia, infatti, vivono con lui due cani che ha salvato dall’abbandono: Tempesta, un beagle instancabile, e Baloo, un pastore bianco dal temperamento mite. «Ogni giorno mi insegnano l’amore gratuito, quello senza tornaconto. Accolgono chiunque per quello che è. Gli animali non vanno umanizzati, ma il loro affetto sa davvero prendersi cura della vita».

Gli affetti e la cura

Durante la nostra conversazione affrontiamo anche il tema della solitudine, spesso al centro delle sue riflessioni. «La solitudine è la nuova povertà», mi dice. «Io devo ammettere che la vivo poco, perché ho una famiglia grande e molto presente. Ma so che, anche nei momenti più difficili, Dio c’è sempre». E aggiunge: «È Lui che mi rimette in piedi quando penso di non farcela».

Questa solitudine – personale e sociale – di cui mi parla, dice di incontrarla spesso in parrocchia. Le preoccupazioni che ascolta sono molteplici: famiglie in crisi, lavori precari, giovani disorientati, adulti che non sanno più come ripartire. «Le domande che mi portano sono dirette: “Come faccio ad andare avanti?”, “Dov’è Dio in quello che vivo?”, “Ho sbagliato tutto?”, “È normale credere e dubitare?”». I bisogni delle persone sono diversi, spiega, ma hanno una radice comune: «Chi è vicino alla Chiesa ha soprattutto bisogno di essere alleggerito dai sensi di colpa. Chi, invece, è lontano ha bisogno di sentirsi accolto senza condizioni. In fondo, tutti cercano la stessa cosa: qualcuno che li ascolti davvero».

L’annuncio del Vangelo

Oggi don Cosimo descrive il suo cammino come un tempo di “attraversamento”: una fase in cui sente di stare vivendo un modo diverso di annunciare il Vangelo. «Sto evangelizzando in un modo nuovo. Non so quanto durerà, perché il mondo digitale va a ondate. Ma se in questo momento ho la possibilità di portare Dio nella vita delle persone, lo faccio con entusiasmo e con perseveranza». Un impegno che non sarebbe possibile senza il suo punto fermo: la preghiera. «È ciò che non può mancare mai: è la mia benzina. Se viene meno quella, viene meno tutto», sottolinea. È ciò che gli permette di non perdere l’equilibrio tra esposizione pubblica e vita interiore, tra la velocità dei social e la profondità del suo ministero quotidiano.

Nel corso della sua nuova avventura su Credere, il sacerdote desidera offrire ai lettori commenti che parlino al presente, evitando moralismi e mantenendo un linguaggio vicino alla vita di tutti. «La Parola è sempre attuale. Il Vangelo, ogni volta che lo leggi, può dire qualcosa di nuovo. Con le mie parole cerco di evitare il solito “raccontino edificante”, preferisco partire dalle storie che incontro ogni giorno». L’obiettivo è uno: aiutare chi legge a ritrovare nella Scrittura un orientamento concreto. «La Parola può darci quel salto per vivere una vita bella, così come Dio l’ha pensata per noi». E mentre Baloo, il suo pastore bianco, reclama attenzioni alla fine dell’intervista, don Cosimo aggiunge un pensiero che racchiude il senso del suo impegno: «Io sono tutto quello che faccio. Ma ciò che conta non sono io, è Dio. E se attraverso la mia voce qualcuno riesce a sentirlo un po’ più vicino, allora la mia missione è compiuta».